Clean beauty: quando la bellezza è green e pulita! Intervista a Gianandrea Ferrari di Intercos
Clean beauty: quando la bellezza è green e pulita! Intervista a Gianandrea Ferrari di Intercos

Clean beauty: quando la bellezza è green e pulita! Intervista a Gianandrea Ferrari di Intercos

Intervista a Gianandrea Ferrari Key Account Development Europa presso Intercos

intercos

Produrre cosmetici green che siano sostenibili da diversi punti di vista è ormai un’esigenza imprescindibile. Ce lo racconta Gianandrea Ferrari, Key Account Development Europa presso Intercos, uno dei più grandi produttori e fornitori di cosmetica, pioniere della  filosofia “clean beauty”.

Brand make-up di fama internazionale, come Estée Lauder, Lancôme o Dior si rivolgono a grandi aziende italiane per la realizzazione, che sia in bulk, in conto lavorazione o full service, delle loro linee cosmetiche. La produzione di make-up sul mercato italiano copre oltre il 60% del prodotto distribuito dai vari marchi nel mondo. A guidare la classifica delle 5 aziende cosmetiche conto terzi italiane troviamo Intercos (690 milioni di euro di fatturato nel 2018) che ha iniziato un percorso verso la sostenibilità e una filiera produttiva rispettosa degli standard da loro imposti sempre più green.

Ci può raccontare qual è la sua visione di clean beauty?

Quando parliamo della clean beauty si deve partire dal presupposto che ci sia un nuovo bisogno del mercato. Soprattutto all’interno della Generazione Z (giovani nati tra il 1997-2015), il concetto di sostenibilità è tra gli indici d’acquisto più importanti, le aziende quindi non possono far altro che adeguarsi a questo trend. Fondamentale per noi è che tutta la filiera di produzione sia sostenibile a 360°, sia a livello etico che ambientale.

Come Intercos, abbiamo voluto risolvere questo problema della sostenibilità e soprattutto della “poca chiarezza” (come ad esempio: dalla lista degli ingredienti, alla modalità in cui eventuali scarti di produzione vengono smaltiti) lavorando su due fronti: sia al nostro interno sia facendo un’analisi delle entità con cui ci interfacciamo. Abbiamo creato una mappatura dettagliata dei nostri fornitori: che si tratti di materie prime o packaging, ci assicuriamo che anche loro lavorino in maniera etica e sostenibile secondo i nostri standard. Intercos ha ben 15 stabilimenti e 6000 dipendenti nel mondo, quindi per noi è fondamentale individuare delle linee guida che vengano messe in atto da tutti i nostri dipendenti, al fine di rispettare questi standard di sostenibilità.

intrcos numeri

Può farci un esempio di queste linee guida che avete implementato?

Di sicuro dal punto di vista ambientale ci focalizziamo sul cambiamento climatico e lo smaltimento dei rifiuti. Ci siamo fissati degli obiettivi da rispettare, che vengono certificati dall’esterno.

Certamente non possiamo dimenticare tutto ciò che riguarda il punto di vista etico – il welfare e well-being degli impiegati – oltre che ovviamente il “solidarity recruiting”, cioè favorendo nell’impiego l’area geografica in cui lo stabilimento si trova. In poche parole, l’obiettivo finale è quello di fornire un prodotto finito alla grande distribuzione che si possa considerare al 100% clean.

Quindi, come riassumerebbe il vostro approccio?

I pilastri del nostro concetto di clean sono tre: Good for you, for life and for the planet. Il prodotto fa bene a chi lo utilizza, non deve essere dannoso per nessun essere vivente, e in particolare rispettoso per il pianeta. Diciamo che il nostro obiettivo è quello di avere un prodotto che sia il più sostenibile possibile, mantenendo degli standard di performance imprescindibili.

“Good for you, for life and for the planet”, è il motto di Intercos

Quali sono le difficoltà che si possono incontrare?

Sicuramente questo nuovo approccio al mondo della sostenibilità e dell’eticità deve andare di pari passo con la qualità dei prodotti. Non basta che un prodotto sia 100% green, deve comunque essere performante al massimo e di ottima qualità, affinché abbia davvero successo.

In più non c’è da sottovalutare l’aspetto economico: possiamo acquistare il packaging dal fornitore sostenibile (per avere la garanzia di prodotti riciclabili e ridurre le emissioni gas serra) ma scegliere una filiera produttiva che tende ad essere il più sostenibile possibile, portando con sé un economicità diversa; in altre parole, costa di più! Ma ne vale la pena.

filiera produttiva

Come si pongono le aziende con le quali lavorate nei confronti di questo concetto di Clean Beauty?

A mio giudizio, il problema delle grosse multinazionali è che spesso hanno già tante linee sul mercato, che sono in qualche modo “affermate”. Lanciare nuovi prodotti dallo slogan “green e sostenibile” sarebbe una sorta di denuncia verso i prodotti già esistenti, ammettendo che questi, effettivamente, non rispettano una serie di fattori di sostenibilità.  Alcuni grandi brand si impegnano nella creazione di programmi pluriennali per andare, gradualmente, a togliere i prodotti “vecchi” ed avere un portfolio più clean e green. Altri invece puntano tutto sul “naturale” – un concetto davvero complesso, visto che le entità in gioco sono moltissime.

Quali sono le principali problematiche nell’essere green?

Di sicuro c’è un cambiamento importante verso la sostenibilità, ma ancora oggi, le linee guida da rispettare sono vaghe e difficili da individuare. Gli enti più prestigiosi hanno molte opinioni a riguardo e spesso i pareri risultano essere discordanti.  Le linee sostenibili che ci vengono imposte da seguire sono infinite (etica, prodotti naturali, vegani, riciclabilità, catena di distribuzione verificata, ecc…) e spesso è molto difficile.

Intercos negli ultimi anni ha raccolto una serie di dati e informazioni prendendo spunto dalla sua esperienza e dal mercato per identificare la sua idea. Pilastro fondamentale la trasparenza della filiera produttiva. Per fare un esempio concreto, i conservanti: non dovrebbero essere utilizzati, ma allo stesso tempo, è pressoché impossibile creare un prodotto che non li contenga. Allo stesso tempo, verranno mosse delle critiche nei confronti del produttore che li utilizza e che allo stesso tempo si dichiara clean & green. Questo porta i “grandi brand” a non dichiararsi apertamente green ma mettere in atto attività positive che migliorano la loro percezione da parte del consumatore. Allo stesso tempo porta alla crescita di piccoli brand indie, che in questo modo si coltivano una piccola nicchia nel mercato, dettando i loro standard.

Punto focale: comunicazione. Come si veicola questo messaggio? Qual è il vostro approccio alla comunicazione?

Da una parte, cerchiamo di mandare avanti i brand. Come Intercos non andiamo direttamente sul mercato, ma abbiamo dovuto prendere una posizione nei confronti dei brand che seguiamo.

Noi presentiamo ai brand un determinato tipo di prodotto e, in modo chiaro e trasparente, comunichiamo che questo è il nostro prodotto più sostenibile possibile senza compromettere la performance. Inoltre cerchiamo sempre di presentarci con la massima trasparenza: comunichiamo tutte le nostre attività messe in atto per migliorarci, senza dichiararci 100% clean. A parte gli indie brand, che in alcuni casi hanno il loro laboratorio e che cercano di realizzare i prodotti in maniera artigianale, come pensa si stiano ponendo i brand del mercato conto terzi? Voi vi state muovendo ovviamente in questa direzione sostenibile, crede che anche altri nel mercato stiano facendo lo stesso?

Penso che noi abbiamo ancora un certo vantaggio competitivo, ma diciamo che il concetto di sostenibilità è davvero abbracciato da tutto il mercato . C’è chi sceglie di fare ricerca e di lavorare di più sul naturale, chi lavora sulle formule… ognuno da comunque un taglio diverso alla questione. L’importante è dimostrare che la ricerca fatta sia un obiettivo di lungo termine, e non semplicemente un trend che potrebbe finire tra qualche anno.

In conclusione ecco come anche Abiby vuole abbracciare la filosofia clean & green

Anche Abiby si pone dei quesiti per quanto riguarda l’approccio clean & green in modo da impattare positivamente attraverso le scelte sull’ambiente che ci circonda. Come brand indie, riteniamo fondamentale ricercare una filiera produttiva che abbraccia tali filosofie, anche nella produzione delle nostre box.

Il cartone con cui realizziamo le box è riciclato e riciclabile, entro Gennaio 2020 tutte le pochette che realizziamo saranno in cotone organico CERTIFICATO GOTS, riconosciuto come il più importante standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica come cotone biologico o lana biologica. É fondamentale per noi ricercare brand che rispettano l’ambiente, utilizzano ingredienti naturali e performanti, oltre che abbracciare la filosofia cruelty free; in rispetto di tutti gli esseri viventi. Ogni brand incluso all’interno delle nostre box viene sottoposto ad alti standard di valutazione, al fine di garantire il rispetto dei nostri principi clean uniti però a delle performance di prodotto sempre più elevate.

Concordiamo con Intercos, oggi la cosmesi deve guardare ad un futuro più ecologico, sostenibile e innovativo; perché la bellezza non è solo quella che mostriamo, ma anche quella che ci muove in ogni passaggio e nella ricerca.

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